Concorso d’Eleganza Villa d’Este

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Il Concorso 1929 - 1949
Vent'anni di leggendaria eleganza

Il Concorso Internazionale d'Eleganza per automobili "Coppa d'Oro Villa d'Este" si realizza per la prima volta il 1° Settembre 1929 per iniziativa congiunta dell'Automobile Club di Como, del Grand Hotel Villa d'Este e del Comitato di Cura di Como. La fama dei luoghi, l'impeccabile soluzione logistica che mette in gioco gli scenari inimitabili dei giardini di Villa Olmo e di Villa d'Este, distinguono subito questa manifestazione dalle numerose indette in altre pur celebri località di villeggiatura.Con oltre ottanta concorrenti e vetture di primissimo livello già dalla prima edizione, il Concorso di Villa d'Este eguaglia per prestigio le analoghe manifestazioni di Monte Carlo e di Parigi.In un inconsapevole canto del cigno vince il premio di eccellenza un'Isotta Fraschini carrozzata Sala.

Mancano meno di due mesi al crollo delle quotazioni a Wall Street: sarà l'inizio di un triennio di crisi che indurrà a un ripensamento dei valori, accelererà il processo di razionalizzazione produttiva e porrà termine, almeno nell'Europa continentale, al gigantismo automobilistico.
Riuscirà tuttavia a salvarsi l'arte dei carrozzieri, cui sarà consentito ancora un ventennio, forse il più effervescente, di fervore creativo.

L'edizione 1930 del Concorso di Villa d'Este è contrassegnata dall'istituzione del Gran Premio Referendum da assegnare con voto segreto espresso dagli spettatori: pubblico e giuria concordano nel privilegiare l'impostazione classica del disegno di una Lancia Dilambda allestita dagli Stabilimenti Giovanni Farina.
Il Concorso 1931 resterà memorabile per l'apparizione del trattamento "Flying Star", proposto dalla Touring su un'Alfa Romeo 6C 1750 GS e su un'Isotta Fraschini 8ASS, due spider da sogno entrambi verniciati in un insolito bianco-avorio. Sarà la prima, anche per merito della simpatia suscitata dalla sua conduttrice, la genovese Josette Pozzo, ad assicurarsi il favore del pubblico dopo aver avuto la preferenza della giuria. Alla snella 1750 (ancor oggi tesaurizzata in una collezione statunitense) vanno quindi due gran premi, circostanza infrequente e segno del grande interesse suscitato dalla proposta della Carrozzeria milanese.

L'edizione 1932 chiude il primo ciclo di concorsi sponsorizzati da Villa d'Este, ma non prima di aver segnato il massimo affinamento della formula organizzativa (quella cui si richiama l'edizione rievocativa del 1999). In particolare, vista l'importanza e la popolarità assunte dal Gran Premio Referendum, questo viene posto in palio esplicitamente dal presidente di Villa d'Este spa e prevede una votazione da effettuarsi sul parterre del Grand Hotel durante la fase conclusiva dell'evento.

Ancora una volta un raffinato modello della Touring (nel 1932 si tratta di un austero ma slanciatissimo coupé spider Alfa Romeo 8C 2300) riesce a far coincidere le preferenze della giuria e del pubblico.Non minore interesse, su tutt'altro piano, destano le piccole Fiat Balilla esordienti nella versione berlina e in numerose esecuzioni fuori serie, segno della contradditoria predilezione, tipicamente italiana, per le utilitarie di lusso. Non mancano bizzarrie anacronistiche come un'Isotta Fraschini di gusto déco presentata dalla Carrozzeria Hartmann di Losanna. Il successo ormai consolidato del Concorso attira anche l'attenzione del regime, rappresentato alla cerimonia di premiazione da Attilio Teruzzi, allora capo di stato maggiore della milizia e più tardi ministro.
Un divorzio di cui non si conoscono le cause provoca nel 1933 il ritiro della società di Villa d'Este dall'organizzazione del Concorso, i cui oneri e onori sono assunti per intero dall'Automobile Club di Como. Ottenuto il patrocinio della principessa Maria Josè, la manifestazione assume il titolo "Coppa d'Oro Principessa di Piemonte" e il suo svolgimento viene condensato nella sede di Villa Olmo, inclusa la cerimonia di premiazione, orbata però del referendum.

Le linee delle vetture diventano via via più fluenti nel triennio in cui la politica di regime conduce l'Italia verso le sanzioni e un conseguente isolazionismo. Ma il successo della manifestazione e il suo relativo cosmopolitismo si mantengono a un ottimo livello: Como ha ormai la funzione inattaccabile di passerella settembrina della moda carrozziera. Dal 1934 una piccola innovazione, l'abbinamento con una sfilata di moda femminile cui partecipano le indossatrici dei maggiori atelier milanesi.

Nel 1935, il principe Aimone di Savoia-Aosta, nella propria qualità di presidente del Reale Automobile Club d'Italia, concede la titolazione aulica di un gruppo di premi legati al proprio titolo di Duca di Spoleto. Ma il primo premio (assegnato in varie repliche, giacché si tratta di un challenge perpetuo) è sempre la Coppa Principessa di Piemonte. Se la aggiudica nella propria classe la berlina di serie Fiat 1500, mentre una giuria piuttosto conservatrice trascura alcune interessanti berline aerodinamiche di Pininfarina e di Castagna.
Un certo calo nel numero dei concorrenti, ridotti a ottanta nel 1935 dopo varie edizioni che avevano sempre richiamato oltre cento presenze, è forse indizio di un flesso di interesse, ma sono imprecisate le difficoltà che fanno saltare l'edizione 1936. La manifestazione viene ripresa il 12 Settembre 1937 con la formula autonoma dell'Automobile Club di Como e con un buon successo di partecipazione che riporta i concorrenti oltre il centinaio.

Mancano però i pezzi d'eccezione, tanto che il massimo premio per le fuori serie viene assegnato a un effimero cabriolet Pininfarina su pianale Lancia Aprilia, e va detto che - come già nel 1935 - alcuni tipi di vetture di serie sono presenti con numerosi esemplari, diversi tra loro solo per la verniciatura. Nel 1937 è la volta dell'esordiente berlina 6C 2300B con carrozzeria di serie progettata e costruita al Portello, vincitrice nella propria classe.

Un'altra Alfa Romeo tra le fuori serie presenti è inspiegabilmente ignorata dalla giuria, una berlinetta aerodinamica Pininfarina allestita probabilmente su telaio 8C 2900. Una crisi generale del settore determina nel 1938 la cancellazione del Salone dell'automobile di Milano e, analogamente, del Concorso di Como. Vengono poi le avvisaglie della guerra e il divieto di circolazione delle auto private, emanato il 4 Settembre 1939. Il Settembre 1940 trova l'Italia da tre mesi coinvolta nella seconda guerra mondiale: la produzione automobilistica per uso civile è di fatto già sospesa, come sospeso è il Concorso. La ripresa è lunga e difficile, e il Concorso d'Eleganza di Villa d'Este, che torna ad avere questo nome e l'assetto originario per l'edizione del 27-28 Settembre 1947, è una delle prime prove della ritrovata voglia di vivere del settore automobilistico.

Più agili e relativamente meno colpiti dalle conseguenze dei danni di guerra, i primi a muoversi con manifestazioni promozionali sono i carrozzieri, quegli stessi che il Novembre successivo daranno vita - in assenza delle Case - a un vero e proprio mini-salone nel Palazzo dell'Arte di Milano.Una nuova generazione di stilisti preme dietro le quinte, primo fra tutti Giovanni Michelotti, e una febbrile, contraddittoria ricchezza di proposte stilistiche si contende il primato sulla scena di Villa Olmo.

La giuria premia una debordante Lancia Astura cabriolet degli Stabilimenti Farina, mentre il Gran Premio Referendum va a una radicale berlina aerodinamica allestita dallo stesso carrozziere su telaio Alfa Romeo 6C 2500 Sport: per la prima volta in modo così manifesto il pubblico si dimostra più maturo degli addetti ai lavori. Altro torto della giuria il confinare in un ex aequo di classe la sensazionale berlinetta Cisitalia, destinata decenni dopo a divenire emblematica della creatività di Pininfarina. Anche meno comprese le sobrie proposte della Touring.
Al di là delle polemiche suscitate dall'operato dei giudici, la manifestazione è un successo, ma la scarsità delle risorse consiglia di conferirle periodicità biennale. Omesso il 1948, l'edizione 1949 ha tutte le caratteristiche per essere memorabile, compresa quella - oggi un poco nostalgica - di essere rimasta l'ultima a segnare la fine di un'epoca, quella di piena operatività dei carrozzieri. Ancora una volta si contano oltre cento vetture concorrenti, con proposte stilistiche molto equilibrate e classicheggianti da parte dei nomi maggiori, quelli che per primi si sono liberati dalla febbre di innovazione del 1947.

Contraddizione piena tra operato della giuria, che premia una distinta ma non stimolante berlina tre luci della Ghia, e risultato del referendum in cui il pubblico - assai più intuitivo - scopre nel coupé Touring su Alfa Romeo 6C 2500 SS un capolavoro assoluto. È quel modello che dal momento della premiazione assume a furor di popolo il nome di "Villa d'Este", contribuendo non poco a diffondere nel mondo dell'automobile la notorietà di questa antica residenza principesca.

L'edizione originariamente prevista per il settembre 1951 non ebbe mai luogo: un comunicato C.S.A.I. emanato il 24 luglio ne annunciava il rinvio sine die. La stampa di settore fece l'ipotesi che si realizzasse un'edizione 1952 assumendo una nuova periodicità triennale. In realtà nel 1952 lo stato di crisi dell'attività carrozziera si era tanto aggravato da lasciar sopravvivere solo le pochissime imprese in grado di convertirsi a una attività industriale.

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